
Caro professor Monti, comincio con il dire che lei non mi è per nulla simpatico, così togliamo ogni equivoco di mezzo. Anzi la ritengo piuttosto antipatico, ma non per quello che rappresenta, ma per quello che finge di non rappresentare. Di questo sicuramente non se ne farà un cruccio, abituato com’è alla incontinenza salivare che le dona la stampa italiana tutta. Ma professor Monti ricordi che sempre in Italia siamo, nazione di codardi, vigliacchi e voltagabbana, e la saliva tende a trasformarsi in catarro. Ne tenga conto, sempre, anche se è uomo vanesio, garbato, pacato, nonché sobrio anzichenò, perché in caso contrario la delusione sarà assai forte e il suo famoso aplomb subirà gravi danni: per non parlare della stima che signora Elsa, ahimè, le farà mancare. Ma non pensiamo al peggio caro professor Monti, perché il peggio sicuramente arriverà, vista la sua manovra economica è più simile ad un piano di rientro di una cassa di risparmio qualunque, senza una prospettiva di crescita per la Nazione. Ma cosa vuole caro professore, Lei politico non è, quindi è impossibile sperare in una sua visione: fare politica è rendere possibile l’dea di società in cui crediamo e Lei gentile professore crede solo nei codici, codicilli e peti dei mercati. Poi carissimo e moderatissimo Monti una cosa mi inquieta, turba le mie insonni notti già provate dalle mia burrascosa vita: il ritornello monotono, sussurrato con modestia e malcelato stordimento che più o meno fa “…la momentanea sospensione della Democrazia…”. Trovo spaventoso che spenti onorevoli delle Camere, pennivendoli pronti ad ogni regime, nonché titolati maître à penser della politica italica, canticchiano tale ritornello che ebete normalità, come se fosse normale sospendere diritti essenziali per ognuno di noi. Lei, carissimo professor Monti in tutto questo si trasforma in necroforo della Democrazia, nell’ufficiale giudiziario al servizio di Tribunali divini che porta la busta contenente la sentenza senza batter ciglio, inconsapevole e servile con il sorriso pacato stampato sulla faccia. Non trova caro professore che tutto questo assume tinte surreali, un incubo causato da peperonate ingurgitate a forza per mano della controfigura di Alejandro Jodorowsky? Che pena il silenzio che percuote la nostra inopinata normalità, un vuoto pesantissimo figlio del tempo oramai dimenticato che aleggiava in Italia negli anni 20, dove la stampa, l’economia e il Parlamento dell’epoca lasciava che dittature diverse si organizzassero in quello che poi passò alla storia come Fascismo. E oggi come allora, un Re in quel tempo e un Presidente repubblicano oggi, che officiano e certificano la loro incapacità politica mascherandola in emergenza salvifica per l’Italia. Che pena professore, che pena il veder lievitare il Napolitano vanaglorioso che si maschera da statista per nascondere il fallimento di una vita, dopo aver gettato al vento le speranze di migliaia di cittadini che hanno creduto in lui. Una misericordia infinita. Ma torniamo a noi pacatissimo Presidente del Consiglio: le invio questi pochi bit travestiti da lettere per misurarla su una questione che riguarda anch’essa la totalità degli italiani. La Rai, il cosiddetto servizio pubblico, un bene enorme che è alla base del patto tra cittadini e Parlamento. In una delle sue sobrie dichiarazioni si appropriava delle parole di Alcide De Gasperi: “ Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione”. Bene la prendo in parola e la metto alla prova. Salvi questo incommensurabile tesoro che normalmente chiamiamo Rai, salvi il diritto di tutti ad avere una informazione libera ed indipendente, all’accesso ad ogni tipo di cultura e, perché no, ad avere la possibilità di godere di varietà leggeri, intelligenti e divertenti. Quindi caro professore convochi i vertici dell’azienda Rai e comunichi il loro momentaneo licenziamento. Poi promuova un commissario scelto tra le decine di manager televisivi che operano sul suolo patrio affiancandolo con persone che san far ben di conto. Sveli le migliaia di privilegi che fino ad oggi hanno bloccato la Rai, le prebende milionarie e gli “affari” malamente nascosti. Migliaia di lavoratori Rai sono pronti ad aiutarla, anche rinunciando per qualche tempo ad una parte dei loro compensi. Renda tutto pubblico, nomi e cognomi di quelli che si sono arricchiti sfruttando il nome Rai, porti allo scoperto le mille società che ingrassano sulle spalle dei cittadini che pagano il canone radiotelevisivo. Non venda le antenne che l’azienda tramite RaiWay gestisce, perché sono le vene dove passa il sangue della democrazia. Non mi è simpatico caro Presidente del Consiglio, non credo in Lei e nel suo lavoro. Ma sono disposto a cambiare idea. Uno sforzo professor Monti, se comincia a credere nella democrazia finirà per innamorarsene. In modo garbato s'intende…
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