Signor presidente,
qualche settimana fa si sono svolti a Roma gli esami di idoneità per la professione del giornalista professionista. Erano in molti in quella sessione e numerosi, se non la maggioranza, provenivano da trasmissioni televisive. Conosco il mondo della televisione, i vizi e i pregi, perché il quel mondo svolgo la mia professione di regista televisivo. Conosco la deriva informativa che molti programmisti registi hanno contribuito a creare, mandati con microfono in mano a intervistare ogni cosa di questo mondo. Vede presidente, ritengo in modo forse ingenuo, che la professione che lei rappresenta come responsabile dell’ordine dei giornalisti è di fondamentale importanza per la nostra nazione: formare l’opinione dei cittadini e importantissimo in uno stato democratico. Quanto il formare la crescita culturale degli italiani. Cultura e informazione modellano la capacità di analizzare il mondo. Solo con la capacità d’analisi si è liberi. In questo mi sento garantito da Lei presidente e dall’ordine professionale che rappresenta.
Nei giorni precedenti la sessione d‘esami però si è verificato il tragico terremoto d’Abruzzo. Tutti noi siamo stati sommersi da una valanga d’informazione. Soffocante e maleodorante di retorica. I programmi televisivi del pomeriggio e della tarda serata hanno regalato fiumi di pornografica banalità informativa. Le nostre orecchie ancora risuonano con domande tipo: “come si sente?”, “le manca suo figlio?”, “come mai dorme in macchina?”. Sono certo che anche Lei presidente è stato scosso da tanta volgarità camuffata da servizio giornalistico. Perche vede signor presidente, non basta fare una domanda per essere un giornalista. Come non basta saper fare un’assonometria per essere un architetto. Al contrario di quanto affermano tanti suoi stimati colleghi, non basta saper scrivere per fare il giornalista.
Quindi mi rivolgo a Lei per una preghiera: sia severo nel giudicare i lavori svolti nella recente sessione per l’idoneità alla professione di giornalista professionista. Oltre al valutare le tre prove svolte dagli esaminandi chieda loro anche i “servizi giornalistici realizzati per il programma in cui lavorano”.
Con il mio lavoro pago le tasse e con quelle tasse sono finanziati la quasi totalità delle testate giornalistiche italiane. Desidero una nazione dove gli architetti e gli ingegneri non mi faranno morire sotto le macerie. E voglio una nazione dove i giornalisti sanno fare il loro mestiere: informare e aiutarmi a far crescere la mia capacità d’analisi.
Confido in Lei presidente.
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