Jacques Attali è un simpatico vecchietto che mi odia.
Jacques Attali è un economista di fama internazionale che mi odia.
Jacques Attali è un banchiere fortunato che mi odia.
Jacques Attali mi odia.
Jacques Attali non comprende quello che faccio per questo mi odia. Non riconosce in me nessuna qualità economica perché le cose che faccio per vivere sono immateriali e quindi per lui non esistono. Però è un economista e dovrebbe sapere di cose immateriali che distruggono la vita reale di tante persone. Forse J
acques Attali considera le cose immateriali solo quando gli fanno comodo. Qualche tempo fa sul mensile
Wired ha stilato un decalogo sul nuovo diritto d’autore.
Jacques Attali è famoso per stilare decaloghi, fare commissioni e gruppi di lavoro. Dopo la famosa commissione che
Nicolas Sarkozy volle presieduta proprio da lui, tutti si son messi a fare commissioni. Anche il mio condominio per poco non varava una commissione sul modello di
Jacques Attali. Dovevano partecipare a codesta commissione i condomini più virtuosi del Rione per decidere sul futuro del mio palazzo. Fortunatamente non trovarono tanti condomini virtuosi da inserire nella commissione: ogni condomino possiede scheletri nei cassetti sotto forma di bollette non pagate.
Il testo del decalogo parte così:
-Una premessa importante, da tenere ben presente: nello scrivere il mio decalogo desidero aiutare gli artisti di ogni disciplina, e i produttori che li supportano, a sfruttare a pieno i mezzi messi a disposizione dalle nuove tecnologie, per riuscire a creare meglio e garantire una rendita dall’arte-.
Come premessa va bene. Condivido sempre le premesse perché solitamente sono innocue. Poi prosegue:
-La gratuità per i consumatori non porta necessariamente a un mancato guadagno per i produttori. Un servizio gratuito per i consumatori è espressione di socializzazione, non di sfruttamento dei produttori. I contribuenti pagano lo stipendio a insegnanti e agenti di polizia. La pubblicità invece paga gli addetti di radio o televisione. E, in particolare, i musicisti o i cineasti sono già pagati da altre entità, non dagli ascoltatori, per esempio alla radio o in televisione. Gli artisti non devono infastidirsi se non vengono pagati direttamente dal loro pubblico-.
A parte che non mi frega nulla di far socializzare i miei clienti. Perché questa è la cosa che Jacques Attali non capisce, non capisce che il mio pubblico sono i miei clienti. Il mio è un lavoro non un passatempo da borghese annoiato. Io mangio con quello che faccio anche se è un prodotto immateriale. Vengo pagato poco e con tempi molto lunghi dai “produttori” quindi ho bisogno di vivere con i diritti d’autore. Mi considero un artigiano, come un ebanista che realizza le sue creazioni. Ora non è che l’ebanista siccome è stato già pagato per il progetto del tavolo X regalerà un altro tavolo identico a X al cliente successivo. Jacques Attali non si permetterebbe mai di dire una cosa del genere perché riconosce la consistenza dell’opera dell’ebanista. Non comprende invece che le stesse opere possono essere fatte con “materiali diversi”, materiali digitali.
Jacques Attali mi odia.
Considero chi scarica dalla rete film o musica un perfetto imbecille. Un cretino. Una persona che non sa godere delle emozioni. Registi che passano il tempo a discutere con il direttore della fotografia per una sequenza di un film vedono il loro lavoro distrutto da un cretino che guarda l’opera in divx, quindi compressa all’inverosimile. Lo stesso per la musica. Questa storia dell’mp3 che si sente uguale all’originale è una cazzata da sordi imbecilli. Gli mp3 si basano sulla compressione del suono, sulla psico-acustica. Le frequenze che non si sentono possono essere eliminate. Ma, se in natura esistono ,non sorge il dubbio che servono a qualcosa? Forse non servono al produttore di lettori mp3 oppure al provider che deve vendere le connessioni. Ma in natura tutto serve. Le frequenze che non si sentono e non si vedono servono a dare profondità al suono e all’immagine. La profondità di campo. Ma l’imbecille, che non vede la profondità della propria vita, a cosa serve la profondità di campo? A Nulla e quindi riempie il proprio computer di film e musica fino a scoppiare, afflitto da bulimia di possesso.
Andrew Keen afferma che la rete è zeppa di mediocri. Di dilettanti senza talento. Il
p2p porta gli imbecilli della rete a gonfiarsi attorno al software scaricato illegalmente. Quindi diventano tutti registi, montatori e musicisti. I mediocri uccidono il mercato di
quelli che vivono di musica e immagini. Tanto il nostro lavoro non esiste, non si tocca quello che produciamo. Spero che un giorno si potranno scaricare illegalmente anche le professioni: un giorno cuoco e il giorno dopo impiegato. Poi mi presenterò sui luoghi di lavoro e prenderò a calci nel culo i mediocri. Così saranno coscienti del vuoto che si prova quando qualcuno improvvisamente ti cancella il diritto al lavoro.
Jacques Attali mi odia. Mi odia talmente tanto che il suo ultimo libro non è disponibile in copyleft sul suo
blog. Ma come signor
Jacques Attali il suo libro è già stato pagato dal suo produttore e quindi ne voglio una copia gratis, anche stampata sfocata, tanto per averla.
Jacques Attali non sia cattivo…
Jacques Attali si fotta lei e si fottano tutti i mediocri di questo mondo.