Luca Sofri è un bravo giornalista. Mi piace la sua scrittura, non annoia mai il cervello. È uno tra i pochi a mettere in relazioni notizie diverse tra loro per riempirle di nuove prospettive. È un ottimo e divertente blogger. È un bravo autore e conduttore di programmi radiofonici. Ahimè è un mediocre critico musicale, mai nulla di nuovo e eccitante è comparso sulla sua playlist. Nessuno è perfetto, tantomeno Luca Sofri che si porta dietro anche l’onta di credere in un Partito Democratico diverso. Ora in un Paese diverso Luca Sofri era certamente direttore di qualche rivista oppure autore di qualche programma televisivo di seconda serata. Con successo garantito. Invece nulla. Vivacchia nell’Italia dei mediocri. Probabilmente su di lui è calata la mannaia dell’atavica invidia italiana che si manifesta nelle frasette ostili tipo: “ il figlio di Adriano Sofri’” oppure “il marito della Bignardi”. In Rai esiste prova di questo; quando un bravo autore o regista viene messo nel dimenticatoio si mormora che il tapino è affetto dalla “sindrome di lucasofri” (tutto attaccato e con accento romanesco). Quando qualcuno che merita viene sistematicamente messo a fare programmi televisivi inutili si chiosa con “poraccio, sindrome de lucasofri”. Serve un vaccino per questa sindrome e l’unico che può creare l’antidoto è Luca Sofri. Se saccheggia al padre l’idea contenuta nello splendido supplemento che viveva all’interno del quotidiano Report per farci una rivista oppure un programma televisivo, gli anticorpi per guarire dalla sindrome verranno giù a iosa.





