I pregi di facebook sono molti. I difetti il doppio. Tra i pregi il fatto di essere interclassista, libero e narcisista (quest’ultimo in un’epoca che tende a livellare ogni cosa attorno al gruppo d’appartenenza è da considerare un ottimo viatico per riprendersi l’autostima). Non è insopportabilmente classista come FriendFeed, vetrina del “iocomunquesonopiùintelligentedivoibastavedereicommentichericevo”. Poi,sempre FriendFeed, è frequentato da blogger “de sinistra”, e quelli sono saccenti. Pericolosamente saccenti e primi della classe: l’unica differenza per adesso è che non fanno la spia come quelli odiosi del liceo. Ma Facebook è anche il regno dell’applicazione: odiose creazioni di menti cerebrolesi che ti costringono alla mattutina pratica dell’ignora. Le applicazioni però sono un metodo infallibile per testare il grado di stupidità dell’amico in lista. Meglio di anni e anni di psicoanalisi e sedute di autocoscienza: l’applicazione rileva ciò che sei. Inesorabilmente.
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