La notizia del ladro del Verano, il cimitero monumentale di Roma, per qualche oscuro motivo mi affascina. Il mio interesse verso tutto quello che è border-line? Forse, anzi è molto probabile. Una persona sorpresa a rubare le fotografie sulle tombe, esclusivamente immagini di donne giovani, è di per se una notizia strana, curiosa e anche molto torbida. Ma c’è qualcosa in più, come un soffio di malinconia, di solitudine romantica, in quella storia. Ma forse è tutta nella mia testa, una campana senza batacchio che risuona dentro di me. Cosa cercava il piccolo ladro del Verano? Un desiderio necrofilo guidava le sue mani mentre svitava velocemente le viti delle fotografie che ornavano le lapidi? Solo una psicosi maniacale, un gioco necessariamente senza senso? Oppure cosa? Voglio immaginare il piccolo uomo di quarant'anni alla ricerca di qualcosa, un sentimento profondo che oramai non trovava più per il troppo cercare. La ricerca del suo amore, di quell’unico amore che indissolubilmente lega la nostra esistenza, un nodo che salda corpo e anima. Una sola persona è parte di noi, o almeno così recitano le filosofie medio orientali. Una sola persona attende il nostro amore e quella persona è pronta a ricambiarlo con lo stesso ardore, con la stessa passione, anzi, con il doppio del nostra amore. Così all’infinito, come un vortice di sangue e pensiero. Il nostro dovere su questa terra è cercarla, custodirla come il Graal della nostra anima. Una ricerca dolorosa la nostra, piena di insidie, dolori e false speranze. La maggior parte di noi non troverà mai l’altra parte di se. Altri non sanno nemmeno di dover cercare. Pochi la trovano. Mentre altri sono sopraffatti dalla stanchezza, o peggio, dalla sicurezza interiore di non trovarla mai. Perché lontana, troppo lontana da noi. Oppure perché ci coglie improvvisa l’angoscia della sua morte. E con lei muore una parte di noi. Un tempesta di dolore, un pianto affogante. Vorrei pensare a questo quando leggo e rileggo la storia dell’uomo del Verano, alla sua certezza nel sentire l’altra parte di se oramai morta. Quindi l’ultima ricerca. Ossessiva. La ricerca almeno della sua immagine. Un camminare velocemente stanco tra i corridoi dei cimiteri, alla ricerca della “sua fotografia”, da confrontare con i ricordi della propria anima. Un rubare fotografie su fotografie, per vincere l’ossessione della solitudine, quella certa, quella che ci accompagnerà fino alla morte. Una visione, la mia, tardivamente romantica, specchio della mia esistenza. Dare dignità ad un piccolo ladro di fotografie di ragazze morte. Dare dignità alle tante piccole storie che attraversano la nostra quotidiana ricerca di qualcosa che non riusciamo più a cercare.





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