D’accordo. E’ tutto giusto. Il perfido Augusto Minzolini è l’unico giornalista, in Italia che parla con i politici. Anzi è l’unico giornalista in assoluto che parla con i potenti e i potentini del Palazzo. Uno scandalo inverecondo, in un paese dove il giornalismo e i giornalisti sono esempio fulgido di correttezza e obiettività per tutto il mondo. Ancora più grave che il tutto avvenga in Rai, noto avamposto di controllo dei Poteri al servizio dei cittadini. La gravità del fatto è ancora più assordante perché l’attacco della vergogna dei giornalisti italiani, ossia Angusto Minzolini, è rivolta contro il più indipendente e libero dei difensori della libertà d’informazione che risponde al nome di Michele Santoro. Un maestro nel separare i fatti dalle opinioni. La mia nausea è sempre più potente. Ma siccome la mia storia è motivo di coerenza, come insegna il maestro Santoro, non riesco a togliermi di dosso i motivi (e anche le botte) che mi portarono sulle fragilissime barricate del 1977. Ora, è vero che tutto cambia e che tutto è in perenne movimento, ma all’epoca si pensava (pensa che stolti ed ingenui che eravamo) che la magistratura non è sempre democratica e che molta parte di essa agiva per fini di Palazzo. Che scemi noi settantasettini. E che scemi adesso noi ex-settantasettini a pensare che intercettare un giornalista non è propriamente democratico. Nel 1977 si sarebbero organizzate manifestazioni di sdegno democratico. Oggi No! Intercettare un giornalista è lecito (perché intercettare il Presidente del Consiglio in Italia ancora non si può fare, ergo il telefono intercettato era quello di Minzolini). Soprattutto se parla con i politici. Con certi politici.




