Forse la notizia più indicativa per capire il 2011 è stata quella relativa alla scoperta, da parte del Ino-Cnr, sul colore che imperava a Pompei prima dell’eruzione: il rosso pompeiano in realtà era giallo. Si giallo. Non rosso. Giallo. Quello che vediamo adesso, il famoso rosso pompeiano, è un colore modificato dai gas dell’eruzione. Ergo il rosso pompeiano non esiste, non è mai esistito e mai esisterà. Punto. Decenni di storia dell’arte hanno descritto qualcosa che semplicemente non c’era, hanno vergato il nostro immaginario con ipotesi fasulle e noi, poverelli, abbiamo decorato le nostre case pensando di emulare la pittoresca borghesia pompeiana. Ma vi dirò di più: abbiamo costruito e vagheggiato sul rosso pompeiano, dando al colore valore di metafora linguistica, filmica e letterale. Ma non preoccupatevi, accade sempre quando ti fidi dei papaveri della cultura, dei tromboni che sinfoneggiano dall’alto della loro bassa inettitudine. I nostri bravi e baldi intellettuali, e con loro tutto il seguito di lecca ani e giornalisti (di prima e ultima ora), spesso inventano realtà che non esistono, si pavoneggiano in mondi verosimili e noi, stupidi e pecoroni senza neppure aver mai imparato l’arte dello slinguazzamento anale perché privi del soggetto del lecca mento essendo i nostri limitrofi tali e quali a noi, siamo andati loro dietro. Qualche esempio? Il primo che mi viene in mente è quello relativo alle magnificenze dirigenziali di Paolo Ruffini, ex direttore di RaiTre ora a La7. Solo adesso ci accorgiamo che il suo lavoro alla televisione di Telecom è pari allo zero assoluto, nessun progetto degno di rilievo, nessuna linea editoriale, se non quella originale della rete che il Paolino tenta in tutti i modi di far propria e nessunissima nuova idea. Semplicemente perché Paolo Ruffini è stato ed è una “idea di direttore”, e senza un gruppo di persone che pensa e realizza per lui è il nulla. Creatore di rossi pompeiani è invece Carlo Freccero: straordinario descrittore del presente attraverso i mezzi di comunicazione e intellettuale straripante, ma “leggerissimamente” sopravalutato come direttore di rete. Il suo lavoro a Rai4 (“inaspettatamente” dalla linea editoriale simile a France4, ma questo non si può dire) è comprensibilmente complicato, per via degli scarsi danari e poche cose si son viste fino ad ora: praticamente Freccero è una specie di parcheggiatore di serie televisive usate e già digerite dall’immaginario televisivo. Non riesce più a decodificare il suo pensiero in fatti televisivamente rilevanti. Esempio è la bella intervista rilasciata per Tivù, la rivistina per addetti alla disperazione televisiva: grande capacità d’analisi ma…poi? Invece Freccero è bravissimo ad inventare rossi pompeiani, vedi Santoro. Sul Fatto Quotidiano di qualche tempo fa era tutto arzillo e ingrifato nel salutare come, invenzione modernissima, il programma di Santoro “Servizio Pubblico”. Una valanga di invenzioni verbali per benedire il Santoro come gran sacerdote della modernità. E poi, udite udite, si lanciava nel benedire la vispa Giulia Innocenzi, anche detta l’anello mancante tra Giovanna Melandri e Cristina D’avena, come la Marie Curie della rete: ebbene si!, lanciare discussioni su facebook per Carlo Freccero è cosa nuovissima e originale. Ecco vedete, Carlo Freccero si è inventato un nuovo rosso pompeiano e noi tutti a ringraziarlo per tanta generosità. Dire che il programma di Michele Santoro, Servizio Pubblico, è bruttino è fare dispetto ingeneroso alla nostra intelligenza. Dire che i programmi parlati, come lo è servizio Pubblico visto che ha abbandonato l’inchiesta documentaria, oggi sono un ossimoro della tanto da lui ( lui Freccero intendo) decantata modernità, non si può! Perche abbiamo tutti bisogno della nostra quotidiana razione di rosso pompeiano.





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