Questa è una storia da raccontare, magari anche con l’ausilio di figure, alla pregiata casta dei cinematografari, d’autore e non, italiani. Tutto comincia quando Enzo Tedeschi e Julian Harvey decidono di andare oltre il solito film indipendente (che poi indipendenti non sono, perché alla mercé di contributi statali e distributori ignavi di libertà). Quindi scrivono un soggetto “very new horror” e con l’aiuto del regista Carlo Ledesma cominciano a girare il film. Nel frattempo mettono in vendita i fotogrammi del film sulla rete (ad oggi son stati venduti 46091 frame) e cominciano l’operazione virale per promuovere il film. Realizzato il film lo mettono subitamente in rete sotto forma di file torrent: a gratis. Successo immediato e il film diventa un cult tra gli amatori del cinema indipendente e cultori delle pellicole di horror. Anzi, pare che la pellicola raggiunga momenti di paura e afflizione mai visti prima: la storia narra di una troupe televisiva di Sydney che si avventura in un sistema di tunnel abbandonati sotto la città, per scoprire il perché il governo ha abbandonato il progetto di utilizzarli come acquedotto. Dopo qualche mese il torrent è stato tolto e il film ora è distribuito a pagamento in dvd e in formato digitale per ipod. Grande successo. Ora, i piagnucolosi della cosca del cinema d’autore anzichenò italiano, non possono provare, sperimentare, cimentarsi in un sistema simile? Oppure il rischio d’impresa deve essere condiviso solo ed esclusivamente con crediti d’imposta e oboli dei contribuenti?





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